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Storia degli Occhiali da Vista

Scartabellando e ricercando per sapere come sono nati gli occhiali da sole, mi sono imbattuta nell’imperatore Nerone, che da eccentrico quale era, utilizzava gli smeraldi per guardare i sanguinari ed eccitanti spettacoli nell’arena. Il taglio particolare delle pietre gli consentiva di vedere meglio, probabilmente poteva essere miope.

Da qui in poi mi sono domandata come hanno fatto negli anni le persone a vedere bene, perché i vizi refrattivi come la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo, per non parlare della presbiopia, sono sempre esistiti.

Per gli studi di ottica fisica bisogna aspettare gli arabi dopo il mille, così come per le prime lenti correttive.

La paternità dei primi occhiali, però è del suolo italiano, modestamente!, anche se c’è un’accesa diatriba, neanche a dirlo, tra le repubbliche marinare di Pisa e Venezia.

Infatti risale al 1280 il primo occhiale, ideato da un frate pisano, Alessandro della Spina: 2 lenti di vetro tenute insieme da una montatura in cuoio danno vita ai “supporti da lettura”.

Ma chi può fare una lavorazione tanto accurata di lenti convesse, se non gli abili maestri vetrai di Murano?

Anche se nella chiesa di San Nicolò a Treviso, c’è un dipinto datato 1252 in cui l’artista, Tommaso da Modena, ritraendo nel suo dipinto il vescovo domenicano Ugone da Provenza, ci fornisce la prima testimonianza dell’utilizzo degli occhiali da vista. Gli occhiali del prete non sono nulla di speciale: solo una coppia di lenti d’ingrandimento collegate in modo tale che potessero poggiare sul suo naso.

 Quindi ho scovato che i maestri veneziani producono gli occhiali con il manico, scomodi perché occorre una mano per supportarli, invece i pisani hanno scoperto un brevetto ideato e tenuto nascosto proprio dal suddetto frate per cui con l’uso di un compasso, gli occhiali riescono a restare aggrappati al naso.

Inizia così l’uso delle lenti d’ingrandimento, diffusesi poi largamente con l’invenzione della stampa, poiché diventa ormai necessario leggere caratteri piccoli.

Nel medioevo Roger Bacon inizia a fare studi con il finanziamento del Papa, perché capisce che particolari cristalli possono correggere i disturbi della vista; ma è costretto ad interrompere il tutto alla morte del Papa e viene accusato di eresia.

Fine della storia? No dai, gli studi vanno avanti e nei secoli XVI-XVII si fanno grandi scoperte e conquiste nell’ottica fisica per capire l’ottica fisiologica, cioè come funziona l’occhio e Keplero ha l’intuizione geniale che l’immagine luminosa si forma sulla retina e può essere spostata con l’uso di lenti concave o convesse, compensando così i difetti refrattivi. La cosa però è abbastanza approssimativa, perché l’occhiale viene scelto tra una varietà limitata, provando quello che va meno peggio, perché non si sa ancora misurare la vista.

Tra l’altro la famiglia dei Medici utilizza largamente le lenti biconvesse, poiché sono tutti miopi.

È così che nell’Europa di quel periodo, gli occhiali diventano un segno distintivo dell’alta società e vengono manufatti con materiali di lusso come oro, argento e pietre preziose. Non hanno stanghette, ma vengono poggiati sul naso o trattenuti da un manico. A questo proposito, pare che alcune…dame della società veneziana, utilizzassero occhiali diversi con colori e materiali differenti a seconda che volessero comunicare la loro…disponibilità!

Giustamente, non esistevano ancora i social!

Invece nel XVIII secolo diventano di moda gli occhiali con una sola lente, i monocoli da porre davanti all’occhio all’occorrenza.

È solo negli anni ‘20 del 1900 che finalmente gli occhiali si trasformano in ausili anatomicamente perfetti. E allora via, all’evoluzione di forme, colori e materiali, design, ricerche e…fantasia!

Per quanto riguarda le lenti invece è Benjamin Franklin che inventa le lenti bifocali, ma solo dopo innumerevoli studi e molteplici tentativi, finalmente nel 1947 vengono immesse sul mercato le lenti in resina, appunto CR39, cioè Columbia Resin 39 (il numero dei tentativi per ottenere il polimero giusto!).

Ma quella delle lenti è un’altra storia, te la racconto un’altra volta!

 

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