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16 Giugno 2018 e i 102 anni del Nonno.

Chissà com’era quel giorno del 1916.

Chissà chi c’era.

Chissà come si viveva.

Perché era proprio un altro secolo e raccontarlo ai bambini di oggi risulta incomprensibile e improbabile: dalla loro postazione miope con il naso nell’i-phone, immaginare una vita di pazienza e di attesa, di rapporti veraci tra le persone senza gli intermediari elettronici è forse troppo difficile e magari irrealizzabile. Potrebbe sembrare più reale una realtà distopica, anziché una realtà concreta così lontana dalla nostra vita quotidiana.

Insomma, da terzo (o quarto, non ricordo con precisione!) figlio di nove, nato a cavallo della Prima Guerra Mondiale, non dev’essere stato facile tirare avanti.

Quando le case sono più spoglie, più fredde, meno comode e il cibo è più difficile da trovare, ma più salutare, forse è quello il periodo giusto in cui le persone che hanno la testa dura e una gran volontà, possono mettersi alla prova e sognare in grande.

Perché una volta tornato dalla guerra, in cui per altro, tramite un fitto rapporto epistolare con non una, ma ben due madrine, conosce la sua bella e giovanissima moglie, il nonno Bardi partendo da Arcola, borgo natio, si sposta a Lerici e apre il suo piccolo studio di fotografia. Ma ti racconto l’episodio per farti capire che tipo era!

In tempo di guerra, era consuetudine che i soldati ricevessero lettere dalle cosiddette “madrine”, così chi non aveva a casa una moglie o una fidanzata ad aspettarli, poteva comunque intrattenere un’amicizia epistolare e alleviare un po’ la giornata, fissando l’attenzione nell’attesa della lettera. Fu così che il nonno si intratteneva letterariamente con due madrine, ignare l’una dell’altra, finché un postino sveglio che aveva capito che cosa succedeva, aveva….inavvertitamente(?!) scambiato le lettere alle rispettive destinatarie! Così dopo qualche baruffa, sempre letteraria, le cose si sistemarono e vissero tutti felici e contenti!

Sono gli anni del dopoguerra, in cui tutti hanno una gran voglia di vivere, di rinascere, in cui tutti si mettono al lavoro per ricostruire ciò che è stato distrutto e per tentare di cancellare l’orrore appena trascorso, magari con le sirene antiaeree ancora nelle orecchie.

È così che con questa tenacia il nonno Bardi emerge nelle estati lericine, negli eventi pubblici e privati, pronto ad immortalare un momento speciale per cui ancora oggi la gente lo ricorda con affetto.

Con la battuta pronta, un bel sorriso, la sigaretta in bocca e una gran dose di rispetto e riservatezza.

E le barzellette “grasse” ma mai troppo spinte, adatte comunque a essere raccontate in ogni occasione.

Insieme alle tragedie familiari come la morte del figlio diciassettenne, vissute con consapevolezza e dignità, portate ogni giorno nel cuore, perché la vita va avanti per quelli che restano e non ne devono pagare le conseguenze.

E una valanga di scaramanzia: perché proprio gli dava fastidio quel 17 della data di nascita, così preferiva invecchiarsi di un giorno e festeggiare il giorno prima!

E allora siamo qui, oggi, a ricordare il suo compleanno il 16 giugno. Perché se devi fare uno sgarbo, allora non vale la pena di prendersi il disturbo di celebrare!

Auguri nonno!

E grazie per quello che ci hai lasciato, e non mi riferisco ai muri materiali dentro cui viviamo e lavoriamo, ma ai pilastri che ci hai consegnato per permetterci di costruire  quel qualcosa di fondamentale che è la nostra vita: i valori, quelli veri.

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